C'è un episodio che mi è capitato all'università Makerere, a Kampala, che dovrebbe essere raccontato il primo giorno del primo anno del corso di economia dello sviluppo.
Antefatto: In un angolo del campus ci sono una serie di belle macchine quattro ruote parcheggiate. Hanno sulla fiancata il nome del donatore o del progetto da cui provengono.
Dialogo:
Io: "Le usate spesso queste macchine?"
Staff università: "No, e chi ce l'ha i soldi per metterci la benzina?"
Io: "Allora le affittate o le vendete.."
Staff università: "Noo, e perchè? Tanto c'è un altro progetto e un altro donatore che arriva e che ce ne da un'altra"
Che bisogno c'è d'ingegnarsi se tanto c'è l'aiuto allo sviluppo?
Senza dubbio negli ultimi sessant'anni gente di buona volontà che ha messo su un sacco di belle cose ce n'è stata tanta: tutte le campagne di vaccinazione, contro i vermi, di costruzione di ospedali e scuole, tante belle cose! Ma quanti effetti controproducenti hanno lasciato attorno a sé? L'idea di "meglio dare qualcosa che niente", di regalare invece di incentivare, di equiparare i poveri con powerless, quanto ha (e sta ancora) permeato l'attività delle ONG, dei donatori internazionali?
Nelle interviste che ho fatto nelle campagne ugandesi, quante volte mi sono sentita domandare dai contadini e capi villaggio:
"E a me che mi date? E io che ci guadagno? "
O, peggio: "Quindici anni fa è venuta una ONG che ci ha regalato dei tori (!), abbiamo fatto gli incroci con le mucche, ma adesso i tori sono vecchi, ci date dei nuovi tori?"
Oppure storie di ONG che regalavano a destra e manca mucche, capre, sementi, creando dipendenza, rendendo i poveri dei mendicanti che imparano a chiedere e ad aspettare che dal cielo piova quello di cui hanno bisogno.. Senza contare lo sconvolgimento dei parametri sociali, dove sei considerato ricco se hai un toro e se hai più bestiame. Sono assets che le persone ereditano o acquistano con il lavoro, non possono essere regalati come se fossero noccioline!
Secondo la teoria economica, le decisioni che singoli o comunità prendono sono limitate da dei constraints, da degli ostacoli, che se rimossi consentono l'aumento del benessere: ma questi ostacoli devono essere rimossi dagli stessi agenti, in parte aiutati, certo, ma in maniera sostenibile, e non da enti paternalistici e assistenzialisti.
Un detto dice "Insegnami a pescare, non regalarmi del pesce": non c'è niente di più vero. Se si vuole risollevare dalla povertà e diseguaglianza, l'unico modo è fornire dei nuovi strumenti con cui gli individui siano poi in grado di alzarsi da soli. Perchè le loro gambe saranno molto più solide così che se la comunità internazionale continua a tirarli per le braccia per farli alzare.
Amaro è una pagina bianca per raccontare ciò che rende il sangue amaro e ciò che lo zucchera, mondi nuovi e mondi ritrovati, stampati nella memoria degli odori e dei gusti di chi, come me, sta scalando la montagna dei propri sogni
mercoledì 14 agosto 2013
martedì 13 agosto 2013
Makerere University
Delle sette colline che formano Kampala, Makerere è dedicata interamente all'università. Il campus è enorme, quasi dieci kilometri quadrati, e soprattutto verdissimo e molto tranquillo.
La guest house dell'università è come un po' un country club, con i signori e le signore che la sera vengono a prendere il tè, i circoli che si riuniscono (quasi sempre sotto la mia finestra), cocktails in piedi, e tutti sempre molto distinti.
Molti degli edifici che ospitano le varie facoltà sono stati ristrutturati di recente, come quello di informatica:
La guest house dell'università è come un po' un country club, con i signori e le signore che la sera vengono a prendere il tè, i circoli che si riuniscono (quasi sempre sotto la mia finestra), cocktails in piedi, e tutti sempre molto distinti.
Molti degli edifici che ospitano le varie facoltà sono stati ristrutturati di recente, come quello di informatica:
economia:
ingegneria:
agricoltura (non molto recente, ma simpatico ed è quello dove ho lavorato io tutto questo tempo)
di studi di genere:
di tecnologie alimentari (dove mangio sempre a pranzo quando sono in università):
da cui si gode una vista non male sui quartieri nord della città
Ci sono anche molte casine misteriose e molto carine, sempre con dei bei giardini intorno
E poi più o meno belle residenze universitarie
Ma l'edificio più imponente è quello principale, rimasto intatto dagli anni Venti, quando fu costruita l'università
Con accanto la chiesa protestante da un lato
e quella cattolica dall'altro (che vi risparmio). Sul campus c'è anche una moschea (che però non è sconsigliato fotografare)
E' molto piacevole andare in giro, gli alberi e i fiori sono incredibili qui, niente a che vedere con i tristi paesi dei climi temperati!
.. a volte sembra di stare in campagna con banane e cassava piantati in ogni spazio libero
giovedì 8 agosto 2013
Murchison Falls - secondo giorno
Sveglia alle 5.30 per acchiappare la piattaforma che ci fa attraversare il Nilo con la macchina per cominiciare il nostro safari!
Una magnifica alba africana comincia a spuntare sulla savana, accompagnandoci alla scoperta di questo parco meraviglioso
Al contrario dei parchi da noi in Europa, dove se vedi uno scoiattolo sei fortunato, qui la quantità di animali è impressionante! Dappertutto vediamo giraffe, scimmie, antilopi, bufali, facoceri, tutti molto tranquilli e per nulla intimoriti
Il paesaggio è sterminato, il parco è enorme e non se ne vede una fine. Davvero un posto unico al mondo!
Arriviamo poi alla foce del Nilo, dopo aver attraversato il lago Albert, al confine con il Congo. E incontriamo un sacco di ippopotami che passano le loro giornate appisolati in acqua.
.. E poi naturalmente la mia macchina fotografica si è scaricata.. quindi aspetto le foto degli altri ragazzi per terminare i racconti di questo safari memorabile!
Iscriviti a:
Post (Atom)