giovedì 16 aprile 2015

The lottery!

E quindi eccoci con il tiraggio a sorte.
Scriviamo su un foglio tutte le parrocchie (che raggruppano vari villaggi) e i partecipanti decidono quale colore assegnare a ognuna.





E poi è il turno dei partecipanti che devono tirare a sorte cinque parrocchie su otto.




Tutti si divertono molto e la lotteria è molto bene accettata. Sono contenti di partecipare a un processo cosi' trasparente!!!

















Randomisation is the way

Ancora una volta in Uganda, questa volta per una delle fasi più importanti (ma quale fase non è importante???) del progetto. La randomizzazione. Assegnare in maniera aleatoria il "trattamento", ossia l'attività principale del progetto (in questo caso un training per i contadini) a una parte del campione. L'altra parte fa da gruppo di controllo. Confrontando "trattati" e "controlli" si puo' quantificare l'impatto del progetto, libero da ogni altro fattore grazie alla natura aleatoria del sistema di assegnazione. Questo è il vantaggio per chi fa ricerca. Ma il vero vantaggio, per chi partecipa al progetto, è la trasparenza, la fairness, perchè per ricevere il progetto subito non c'è da passare attraverso clientelismi  e favoritismi. Non c'è da essere figlio di o parente di. E' una lotteria, è il caso che determina chi saranno i primi a beneficiarne.

Faccio un esempio. Per vaccinare la popolazione ugandese in maniera eticamente corretta bisognerebbe avere lo stesso giorno un medico accanto a ogni persona, o almeno ogni famiglia. Tutti sarebbero vaccinati allo stesso momento e la probabilità di ammalarsi sarebbe nulla per tutti allo stesso tempo. Questo naturalmente è impossibile a causa di risorse limitate e problemi logistici. Quindi da dove cominciare? Chi vaccinare per primi? I gruppi più vulnerabili magari. Tipo i bambini e gli anziani. Ancora, si sta parlando di milioni di persone, bisognerebbe avere nello stesso giorno un medico accanto a ogni bambino e anziano pronto per vaccinarli ovunque allo stesso momento. Si potrebbe continuare a aggiungere altri criteri, magari quelli in famiglie più povere. In un paese come l'Uganda si parlerebbe ancora di milioni di persone. Quindi magari si potrebbe seguire un criterio geografico, cosa spesso messa in essere. Cosi' si comincia da una regione. Ma come scegliere la giusta regione e da quali villaggi cominciare?

Insomma, il problema della selezione è enorme, infinito  e puo' essere scomposto all'infinito in sotto-gruppi. Proprio per questo in tale contesto la facilità di clientelismi e corruzione per accaparrarsi il progetto (la campagna di vaccinazione ad esempio) per primi è la regola. Cosi', le regioni in cui si iniziano tutti (o quasi) i progetti di sviluppo sono quelle dove i dirigenti sono più ammafiati e riescono a trarne ampie rendite.

Per questo la randomizzazione è il sistema più equo. Con una semplice lotteria si decide la sequenza del progetto, in maniera transparente.

Questo è anche il nostro caso. E cosi', eccomi qui a tagliare pezzi di carta colorati e cercare una scatola.


Cosi', riattraversiamo il Nilo per andare a Kamuli e Buyende, le due regioni in cui il progetto avrà luogo. E per rinfrescarci dalla calura ci dividiamo un'ottima ananas (impossibile mangiarne di nuovo in Europa)!