Le narici si allargano, la mente si ricorda, e subito mille sensazioni ritornano. Appena affacciata sulla scaletta dell'aereo atterrato a Kampala, l'odore di affumicato prepotentemente si impone. All'inizio un po' nauseabondo, poi ci si abitua. E' un paese affumicato, dove si brucia di tutto. Dal carbone per fare da mangiare, all'erba tagliata e le foglie secche, alla spazzatura, visto che non esiste un sistema di raccolta, al letame da usare come combustibile.
Il viaggio questa volta è stato un po' diverso. Una grande coltre di nubi si aggirava per l'Europa. Da Parigi a Napoli. Poi, all'improvviso, due piccole isole. Capri con i suoi faraglioni e poco più distante Ischia. E subito dopo la Sicilia. Cosi' l'Italia mi ha salutata prima di affacciarmi sul continente africano. Stavolta niente deserto libico, immagino troppo rischioso dopo i fatti dell'Ucraina. Si vira sull'Egitto e poi ore di deserto e dune. Davvero impressionante vederlo dall'alto. Un bellissimo tramonto sul deserto, con un sole rossissimo, senza una nuvola.
Abbiamo seguito il Nilo per un po', e poi, come l'anno scorso, l'abisso. La foresta emette così tanta umidità che con la complicità del calare della sera rende tutto nero avvolto dalle nebbie.
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